Non possiamo dirigere il vento ma
possiamo imparare ad orientare le vele...
CHI SONO
Sono una persona che ama la gioia, la serenità, sono curioso e pieno di sogni; ho però anche accettato gli inevitabili momenti di dolore, consapevole che (come diceva un mio maestro) quando la vita sembra non andare come dovrebbe, abbiamo la possibilità di compiere una scelta coraggiosa, provare una nuova strada.
Svolgo la professione di PSICOLOGO – counselor clinico con approccio cognitivo-comportamentale integrato. In pratica cerco di sostenere e sviluppare le potenzialità di persone sane che vivono un momento di difficoltà nella loro vita, promuovendo in loro l'autonomia e intervenendo sulle competenze presenti nell’individuo.
La relazione d'aiuto del counseling psicologico mira al superamento di un disagio esistenziale che non presenta risvolti patologici, per i quali, invece, è necessaria una psicoterapia. Fondatore del Centro Studi NaturalMente - Psicologia e Benessere, esercito la libera professione nella provincia di Monza e Brianza (vedi contatti). Avvalendomi, se necessario, della collaborazione di diversi professionisti, psicologi e non, è possibile mettere in atto interventi allo scopo di fornire supporto e aiuto alla persona. Collaboro come psicologo scolastico presso alcuni istituti della provincia di Milano e tengo corsi di tecniche di rilassamento (Training Autogeno, Rilassamento Muscolare Progressivo di Jacobson, Biofeedback, Visualizzazione Guidata) sia individuali che di gruppo.
Nel corso degli anni ho lavorato con bambini e adolescenti ostacolati da disturbi dell’apprendimento (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia), da disturbi dell’attenzione e iperattività (ADHD) e con minori con disagio emotivo e sociale attivando, insieme ad équipe multidisciplinari, progetti individualizzati per interventi domiciliari e/o scolastici.
Ho lavorato con adulti, presso un reparto di una clinica privata, svolgendo valutazioni psicodiagnostiche e neuropsicologiche.
Sono inoltre interessato alla divulgazione della psicologia sul territorio attraverso percorsi e serate formative orientate alla diffusione delle migliori conoscenze e strategie per vivere una vita di qualità.
UN PENSIERO SULLA PSICOLOGIA E SULLA PROFESSIONE DELLO PSICOLOGO
Nel corso della vita mi è capitato di incontrare persone che criticano o affermano di non credere nella psicologia. Ognuno, in fondo, ha il diritto di avere le proprie idee, ma trovo un po' confuso sentire il bisogno di credere o meno in tutto ciò. La psicologia vista come “credo” rischia di apparire come una sorta di religione, come un qualcosa di cui si può far parte oppure no, mentre trovo più comprensibile parlare di sfiducia e di diffidenza. Credo che la diffidenza nei confronti dello psicologo sia legittima, dopotutto affidare il proprio intimo essere ad uno sconosciuto giustifica lo spirito critico. La sfiducia, invece, può essere vinta con la propria professionalità.
Molti però hanno paura di desiderare qualcosa e non riuscire ad ottenerlo, hanno il timore che "tanto non funzionerà", dimenticandosi che la negatività uccide la creatività.
Un altro errore frequente è la facile associazione che viene fatta tra psicologia e psicopatologia, ma in realtà quest’ultima rappresenta solo una piccola parte dell’universo psicologico. La psicologia si occupa dell’essere umano, di ciò che sta fuori e dentro di lui. La psicologia è comportamento, linguaggio, pensiero, emozioni, comunicazione, inconscio, apprendimento, benessere, rilassamento, motivazione, attenzione, difese, convinzioni, conflitti, relazioni e tanto altro. Per cui anche chi non crede nella psicologia in realtà vive in costante contatto con essa, perché rappresenta l’essenza della vita di ogni individuo sano. Dopodichè, come ogni cosa, è possibile parlare di psicologia in modo serio o in modo scherzoso e leggero (es. i test sulle varie riviste).
È capitato di sentir dire: “Io non credo in queste cose, come si fa a curare un paziente solo parlandoci assieme?”. Le premesse che faccio sono queste: non sempre c’è bisogno di “curare”, non tutto si sistema con una pillola e lo psicologo non ha la bacchetta magica. Lo psicologo non è onnipotente, onniscente o superiore al paziente, non trasmette valori e non dice agli altri come comportarsi. È anch’esso una persona, competente di psicologia ma non dell'esistenza di ogni individuo.
Una persona ha detto: "Ciascun individuo ha ricevuto nelle proprie mani un meraviglioso potere, sia usato nel bene o nel male: la silenziosa, inconsapevole, invisibile influenza sulla propria vita". Il rapporto che si crea tra psicologo e utente è qualcosa di ricco e complesso che va al di là delle parole. È un lavoro di squadra volto alla risoluzione delle difficoltà, è un percorso nel quale il paziente, attraverso il sostegno dello psicologo, cammina con le proprie gambe e tira fuori le risorse che ha al proprio interno e che magari non sa di possedere. Il desiderio di cambiare è ben diverso dal pretendere che qualcuno ci risolva i problemi. Inoltre non amo troppo parlare di “paziente”. Dietro questa parola c’è una persona, c’è l’essere umano ed è lì che agisce lo psicologo. Ricordiamoci che non avere problemi è un'utopia e la cosa migliore che possiamo fare è imparare a gestirli. A volte le difficoltà sono troppo intense e sembrano insormontabili, a volte abbiamo bisogno del sostegno di qualcuno che ci possa offrire una diversa prospettiva delle cose, talvolta avere un luogo protetto in cui poter riflettere sulla propria esistenza può essere di grande aiuto. Un mito da sfatare è la presunta vulnerabilità e debolezza dell’individuo che richiede un sostegno psicologico. In realtà è l’esatto contrario. Divenire consapevoli del disagio e trovare la motivazione per affrontarlo e superarlo sono indice di personalità sana e di coraggio.
Un’altra frase che ho sentito pronunciare è la seguente: “alla fine è come andare da un amico, da un prete o da una prostituta”. Questa provocazione fa sorridere ma anche riflettere. In effetti si possono trovare molte somiglianze tra lo psicologo e queste figure: la funzione di supporto e di ascolto, il segreto professionale, il passaggio di denaro da mano a mano al termine della prestazione, la ricerca di uno stato di benessere. Ma lo psicologo è qualcosa di diverso: oltre alla dimestichezza nell'affrontare determinate situazioni, lo psicologo non offre consigli o vie da seguire, ma cerca di fornire un punto di vista differente della questione, un parere disinteressato rispetto al parere di chi invece si ritrova all’interno dello stesso sistema relazionale o coinvolto emotivamente. Avviene una sospensione del giudizio, l’accettazione completa della persona, non vi sono colpe ma si affrontano con serenità le proprie paure e le proprie vergogne. Non si ricerca il soddisfacimento immediato ma un benessere più duraturo.
“La psicologia non è una scienza”. Ecco un’altra affermazione che mi è capitato di ascoltare. Il discorso è complesso e non è questa la sede per parlarne approfonditamente. La psicologia possiede solide basi teoriche e un’immensa quantità di pubblicazioni scientifiche. In ogni caso può non essere ritenuta una scienza esatta. Questo perché si ha a che fare con il comportamento e la psiche dell’essere umano, unico ed irripetibile. Non utilizzare terapie psicologiche che offrano l’abito giusto per tutti e per ogni occasione non rappresenta un limite ma una risorsa, è il bello di questo mestiere. Non esiste la terapia psicologica che possa risolvere indistintamente tutti i problemi; si tratterebbe di uno svilimento della complessità dell’essere umano e di una sopravvalutazione della psicologia. Il rapporto psicologo-persona è sempre qualcosa di unico e rappresenta l’attenzione particolare all’individuo visto come persona e non come generico cliente, caso, categoria o etichetta.
I più critici attaccano la professione dicendo: “Gli psicologi fanno i soldi sulle sofferenze degli altri”. Dispiace molto ascoltare queste parole ma una delle più grandi soddisfazioni è vedere queste persone cambiare opinione. L'esperienza mi permette di affermare con sicurezza che gli psicologi, salvo rare eccezioni, non vivono nel lusso. Inoltre non si sceglie di lavorare in campo umanistico e sociale per denaro ma perché spinti da altri valori. L'interesse e l'obiettivo primario sono il bene di chi ci sta di fronte. Ciò non significa che gli operatori del campo sociale non abbiano il diritto ad una retribuzione e ad una vita dignitosa. Bravi e cattivi lavoratori sono presenti in ogni professione. Fare lo psicologo significa credere in ciò che si fa, prendere a cuore il benessere dei propri pazienti e dedicare a loro più tempo di quello che può rappresentare la classica seduta di un’ora. Lo psicologo riflette anche successivamente e cerca di affrontare con loro la situazione, entra in relazione, prova empatia nei loro confronti, si interessa sinceramente, favorisce la consapevolezza, offre il proprio aiuto, cerca di essere un humus favorevole per il cambiamento… e tutto questo è possibile anche se si tratta di un lavoro.
Avrei anche potuto non scrivere queste righe, ma avevo il desiderio di chiarire alcuni giusti dubbi e luoghi comuni sulla psicologia e descrivere il mio modo di lavorare. Spero di essere riuscito a trasmettere lo spirito, l’impegno, la delicatezza e il rispetto con cui svolgo questa professione. A presto...buona navigazione.